Dai su, non fare così, arriveranno nuovi (ingenui) splinderiani, dopotutto io chi sono? Solo una su 352.901 (blog su splinder, fino ad ora). Lo so, è che ci si affeziona poi alla fine... Su asciuga le lacrimuccie che se fai il bravo ti porto un gadget. Che so, magari un template nuovo... ti va? Ok, va bene, se proprio insisti per un po' resto qui lo stesso.
.Dunque, sono tornata.
Ora, parliamoci subito chiaro: Oslo non è Venezia, non è Parigi, e non è New York.
Oslo è Oslo (e Sanremo è Sanremo sì vabbeh): non dovete aspettarvi di trovare chissà quali monumenti o sconvolgenti opere d’arte. Se pensate che il loro orgoglio nazionale è l’Urlo di Munch, capite come girano le cose lassù.
Poi loro fanno di tutto per farvi desistere dall’impresa di andarci: i voli li fanno arrivare di sera tardi, e l’aeroporto (Torp) lo mettono a più di
Innanzitutto ad Oslo non è vero che non c’è nulla da vedere, al contrario: ci sono un’infinità di musei. C’è un museo per ogni cosa: c’hanno 3 navi vichinghe e tac! ci fanno il museo. C’hanno 1 nave polare e tac! un altro museo. C’hanno una zattera gigante di paglia, e voilà, eccoti un altro museo. Poi c’è ovviamente
Ma non ci sono soltanto musei: c’è anche un castello medievale molto suggestivo, Akershus, situato su una piccola altura vicino al porto. Con dentro il Museo della Difesa, ed il Museo della Resistenza Norvegese. E poi c’è il parco Vigeland, dove sono raccolte centinaia di statue dell’omonimo scultore, davvero particolari nel loro genere. E naturalmente, annesso e connesso, il Museo Vigeland, of course.
Dalla via centrale Karl Johans Gate si raggiungono facilmente a piedi il Parlamento, l’Università, il Palazzo Reale, il Teatro Nazionale e, poco distante, il Municipio. Non ci crederete ma non c’è alcun museo annesso a questi ultimi: sconvolgente, lo so.
Non disperate però, perché con gli efficientissimi (sul serio) mezzi di trasporto – tram, metro, bus – potrete raggiungere qualsiasi altra meta, come ad esempio il Museo dell’Arte Infantile, quello della Televisione di Stato, o quello delle Bottiglie Mignon (tutti veri, giuro, anche se io non li ho visti).
), però mi sono impegnata per quanto ho potuto.
Ho preparato la "valigia", ho fatto il check-in online.
, per cui tra poco si parte e si va nella città dei vichinghi.
).Questo post qui era da un po’ che volevo scriverlo ma accidenti accidentaccio non c’ho avuto un cavolo di tempo ultimamente.
Avviso i miei cari 3 lettori (ah, no, sono aumentati, ma forse è un bluff) che trattasi di post assolutamente noioso e tecnico, se avete il cappuccino con la schiuma che vi si ammoscia, bevetevi pure prima il cappuccino, perché qui si parla di Contatori e rilevatori di Statistiche. Bello, eh?
Intanto ringrazio doverosamente quei gran pezzi di blogger di Andrea Beggi e di Pseudotecnico, che mi hanno segnalato il problema e aiutata nell’ardua impresa. Insomma. Per farla breve. E’ successo che tra i 12 contatori che utilizzo (suvvia il nr. è fittizio, dai) ce n’era uno un po’ “cattivello”. Sto parlando di Superstat, che in fin dei conti era un Contatore completo e di tutto rispetto, all’apparenza, ma (vattiafidare dei contatori di oggi) nascondeva un piccolo scherzetto. E va rimosso. Ora, il problema che causa Superstat io vi consiglio di leggerlo qui da .mau., non che io non l’abbia capito, no no, però visto che lui lo spiega così bene non vedo perché non dargliene atto.
Tant’è, comunque, che morto un contatore se ne fa un altro, e quindi io mi sono subito iscritta a Histats, dietro suggerimenti letti qua e là, e per ora devo dire che il servizio mi pare piuttosto valido.
Ora, non è che io voglia addentrarmi in ruoli che non mi competono andando a parlare di cose tecniche tutti i giorni, ma visto che ho provato questa “brutta” esperienza qui sulla mia pelle e sul mio blog, mi pareva buona cosa diffondere il verbo.
Superstat è da rimuovere. Tanto Vi dovevo. Cordialità, eh.
I miei compagni del corso di nuoto mi suggeriscono di fare un segno rosso sul calendario per la giornata di oggi, ma io posso fare di meglio: ci dedico un post.
E’ successo che oggi ero lì in piscina, che me ne nuotavo con tutto il mio solito impegno sovrumano senza ottenere ovviamente i risultati sperati, che improvvisamente il bell’istruttore dagli occhi di cerbiatto ci dice di fare delfino. Fingo il consueto attacco di pipì, chiedo la solita esenzione per fantomatico crampo, presento istanza per cambiare corsia e fare rana come i vicini, ma nulla, acido come una vecchia zitella, il führer-allenatore mi nega ogni speranza e mi intima invece di accelerare.
Ed io mi impegno come non mai, ci metto l’anima, non penso più a nulla, mi scoppiasse il cuore, stavolta delfino mi deve riuscire. Faccio un paio di vasche impegnate, ma lui (che provi a negare) non mi guarda. Al che lo imploro di dirmi che sono stata un po’ brava. Anche mentendo, sì.
Mi guarda, io parto, e dopo 5 metri… azz! l’acqua negli occhialini! Fastidio, mi fermo e lui mi sfotte: “bravissima!”. Antipatico
Riparto, faccio quel che riesco, ormai la vasca è compromessa, proviamo con la prossima. Riparto, dunque, carica seppur stremata, concentrata a gettare le braccia nella direzione giusta, arrivo in fondo alla vasca e lì accade il miracolo.
Nella confusione non rammento nemmeno bene le parole, sento qualcosa come “bene le braccia”, o forse “brava”, o forse “era ora”, o forse ancora “hai da accendere?”, non lo so, davvero, non ricordo, ma vedo il gesto, ed è un chiaro pollice su
.
Lì per lì penso pure che mi prenda in giro, ma lui calca la mano: “no, non scherzo”, dice (ho testimoni, eh).
Ostento indifferenza, mantengo l'aplomb, accenno un sorriso, ma il delfino che c’è in me, intanto, gongola come non mai.
NdA: Ale, se mi leggi non prendertela, sai che mi piace giocare... non mi leggi però neh?
E cmq [leccata mode on] ci tengo a sottolineare che sei l'istruttore più bravo del mondo, eh. Sissì. [leccata mode off]
Perché questo blog?
Di tanto in tanto me lo chiedo, e mi viene il dubbio se scrivere ancora o no. Il blog a volte è un impegno e me ne sono resa conto la settimana scorsa, quando volente o nolente sono stata senza computer (ok, ce l’avevo in ufficio, ma lì devo dedicarmi ad altro, in teoria). Non potevo scrivere nulla, ma mi sentivo “giustificata” dal fatto che ero senza pc. Ma ora è tornato e quindi subito lì a pensare che cosa scrivere, avevo anche una mezza idea per un post divertente per raccontare le tecniche di sopravvivenza messe in atto la settimana scorsa per tamponare le crisi di astinenza. Magari un’altra volta, al momento non sono in vena. E allora, dicevo, perché questo blog? Mah, forse perché senza ne avverto la mancanza, forse perché mi fa sentire parte di una comunità (eh, come faccio sennò ad andare alle cene di blogger
?), forse perché è una cosa che ho iniziato e che non mi va di piantare lì, e vedere l’archivio che si arricchisce mi piace, forse perché mi fa compagnia, forse perché mi ha dato delle soddisfazioni ed è pur sempre uno stimolo a fare meglio (a proposito, i lettori dal feed sono raddoppiati ultimamente, grazie infinite –inchino-), o forse semplicemente perché mi va, punto.
Certo però, caro lettore, che ogni tanto ti trovi davanti a questi dubbi esistenziali ricorrenti nella sottoscritta (e dirai eccheppalle), ricordati che questo blog è solo un diario, racconto le mie cose ma mica posso dirti proprio tutto tutto, e poi non ti darò mai delle risposte, piuttosto facile che ti faccia delle domande… insomma, lettore, sappilo, qui non troverai niente che ti cambierà la vita, però potrai sempre trastullarti un po’. E quindi? Niente, semplicemente volevo dirti bentrovato. 