(poi ce la mando davvero alla redazione, eh)
Egregio signor Splinder,
le scrivo questa pregiatissima mail per farle presente un paio di cosucce.
Come Lei si sarà certamente accorto, giacchè visiterà uno per uno ogni giorno gli account dei suoi iscritti, poche settimane fa mi sono traslocata: sono rimasta in zona, neh, ma mi sono traslocata.
Le ragioni non ce le spiego, che tanto non è affar suo.
Lei deve solo essere contento del fatto che sono rimasta nel suo condominio, mentre di appartamenti più lussuosi ce ne erano anche, in giro, e Lei lo sa bene, ma che vuole, ho un animo romantico.
Ora, però, devo farle qualche appunto, perché (come dicono i toscani) non mi garba mica tanto che i miei amici vengano qui in casa mia e non si sentano a loro agio: che li si tratti con sufficienza dandogli, per esempio, dell’utente anonimo. Io ai miei amici fosse per me ci stenderei il tappeto rosso quando vengono a trovarmi, e ci offrirei il vino buono ed i cantucci, mica che li tratto da sconosciuti, come un qualsiasi tizio del folletto, nossignore. Per cui le chiedo: sarebbe mica ora di sistemare quella cosina lì dei commenti? Che se uno ritorna, il signor Splinder li accoglie come si deve, insomma, senza per forza registrarsi con tutto quello che c’abbiamo da fare di sti tempi?
E anche quella cosa del pop up: si può mica evitarla, che poi magari alla lunga, con tutte ste finestre aperte si fa corrente e va a finire che qualcuno si prende un malanno?
Poi diciamocela tutta, sulla questione delle immagini nei feed reader ci siamo già sentiti: cosa le costa gentilissimo signor Splinder far sì che i miei amici degli aggregatori riescano a vedere le mie belle fotografie anche senza dover per forza entrare in casa, che magari, come prima, sono di fretta e c’hanno pure le scarpe sporche di fanga (e io ho appena pulito!)…?
Infine, ci sarebbe un’ultima cosa che renderebbe quest’abitazione ancor più accogliente, ed ora ce la spiego: perché non fa sì che io possa scrivere un post, salvarlo, per poi pubblicarlo più tardi? Un po’ come si fa con l’arista di maiale che la si cuoce un po’ prima che arrivino gli ospiti, e la si serve poi al momento giusto. Non mi dica che sua moglie, la signora Splinder, non fa così.
Orsù, signor Splinder, si aggiorni, mica glielo devo insegnare io…
Che sennò prima o poi raccolgo baracca e burattini e me ne vo.
E mi porto via tutti i miei 3 lettori, oh.
Con i migliori ossequi alla signora.