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"Perché questo blog?
Di tanto in tanto me lo chiedo, e mi viene il dubbio se scrivere ancora o no. Il blog a volte è un impegno e me ne sono resa conto la settimana scorsa, quando volente o nolente sono stata senza computer (ok, ce l’avevo in ufficio, ma lì devo dedicarmi ad altro, in teoria). Non potevo scrivere nulla, ma mi sentivo “giustificata” dal fatto che ero senza pc. Ma ora è tornato e quindi subito lì a pensare che cosa scrivere, avevo anche una mezza idea per un post divertente per raccontare le tecniche di sopravvivenza messe in atto la settimana scorsa per tamponare le crisi di astinenza. Magari un’altra volta, al momento non sono in vena. E allora, dicevo, perché questo blog? Mah, forse perché senza ne avverto la mancanza, forse perché mi fa sentire parte di una comunità (eh, come faccio sennò ad andare alle cene di blogger
?), forse perché è una cosa che ho iniziato e che non mi va di piantare lì, e vedere l’archivio che si arricchisce mi piace, forse perché mi fa compagnia, forse perché mi ha dato delle soddisfazioni ed è pur sempre uno stimolo a fare meglio (a proposito, i lettori dal feed sono raddoppiati ultimamente, grazie infinite –inchino-), o forse semplicemente perché mi va, punto.
Certo però, caro lettore, che ogni tanto ti trovi davanti a questi dubbi esistenziali ricorrenti nella sottoscritta (e dirai eccheppalle), ricordati che questo blog è solo un diario, racconto le mie cose ma mica posso dirti proprio tutto tutto, e poi non ti darò mai delle risposte, piuttosto facile che ti faccia delle domande… insomma, lettore, sappilo, qui non troverai niente che ti cambierà la vita, però potrai sempre trastullarti un po’. E quindi? Niente, semplicemente volevo dirti bentrovato. 
Adoro queste scarpe. Le ho volute, le ho cercate, le ho trovate e le ho prese. Le ho messe soltanto una volta ma le adoro. E l'amore che provo per queste scarpe è pari soltanto alla loro inenarrabile scomodità.
Sarà mica un po' come con gli uomini?
Che più sono sbagliati e più perdiamo la testa per loro.
UPDATE 05.04: aggiunta foto
Rido per non piangere. O almeno così si dice in questi casi.
Oggi sono stata convocata dal supermegadirettoregalattico, quello con le poltrone in pelle umana per intenderci, per quella storia della mia fantomatica promozione, che per dirla tutta ormai sono mesi che me la promettono e poi rimandano, posticipano, tergiversano.
E salta fuori che non se ne fa più niente. Perché? Non perché io non valga, no. Perché il tizio a cui dovrei fare le scarp… ehm… che dovrei sostituire non vuol sentir ragioni di lasciare il suo posto (leggi: perché lì sta troppo bene e si fa i suoi porci comodi). E si aggiunga che nessuno lo vuole come collaboratore. E si aggiunga che la mia attuale capa non vuole lasciarmi andare via.
Mi sono un po’ incazzata ma neanche tanto. Con una diplomazia che mi autoinvidio ho risposto che a perderci sono loro e che se non avranno i risultati che si aspettano del tizio sopradescritto che siano quantomeno consapevoli che stanno pagando le loro scelte.
(Non so se mi sono spiegata, per chi non ha seguito tutta la storia forse sto post risulterà un tantino incomprensibile, ma io volevo sfogarmi e dove lo faccio se non qui? Andrò mica a pagare uno psicoterapeuta…)
Sono delusa, dalle aspettative disilluse che hanno alimentato in me (se stavate scherzando, almeno potevate farmi un cenno…
) e soprattutto dall’egoismo di alcune persone che mi circondano, che hanno fatto di tutto per ostacolarmi, anche con calunnie e raggiri.
Ma sono orgogliosa di me stessa per la mia reazione controllata e matura.
Mi sono concessa due lacrimucce soltanto stasera, dopo aver chiuso la telefonata con mia mamma.
Ora si guarda avanti, come ho sempre fatto finora davanti alle difficoltà, da ovunque provenissero.
Io ne esco pulita, e questo seppure non paghi, per ora mi basta.
Latito da un po’ ma non voglio farvi preoccupare: sono qui, e vi guardo.
In questi giorni sto riflettendo su molte cose (roba grossa, eh…
) come l’amicizia, il lavoro, la vita… Penso spesso, penso anche troppo ed a volte sarebbe meglio non pensare.
Per distrarmi mi metto a guardare le vecchie puntate di Sex&theCity (sono alla 5° serie, Lui, tranquilla…) ma incredibilmente anche una serie tv, seppur di successo, mi regala spesso spunti di riflessione, frasi che sento mie, come questa:
E torno a farmi domande sul destino e quelle cosette lì.
Devo smetterla con la coca (zero), lo so.
(poi ce la mando davvero alla redazione, eh)
Orsù, signor Splinder, si aggiorni, mica glielo devo insegnare io…
Che sennò prima o poi raccolgo baracca e burattini e me ne vo.
E mi porto via tutti i miei 3 lettori, oh.
Con i migliori ossequi alla signora.
In merito a questo video qua, in cui si dicono cose come queste:
“giovani e meno giovani esistono in quanto sono visibili su internet”
“la visibilità oggi è un paradigma di valore più della qualità della persona”
“quello che attrae su internet è la possibilità di un’attrazione sessuale”
“vanno su un blog in alternativa ad andare ad un reality… si servono dei blog quelli che non riescono ad andare ad un reality della tv generalista”