Questa sera vorrei solo raccontarvi di quanto è bello, dopo una giornata pocopoco infernale, arrivare a casa, togliersi le scarpe, sdraiarsi sul divano, e godersi finalmente il silenzio.
Con una gatta che pesa quanto una cassa d’acqua, che ti si accomoda dolcemente sullo stomaco.

(foto scattata col cellulare... inutile che ve lo dica)
PS: questo blog presto cambierà indirizzo... stay tuned!
I miei compagni del corso di nuoto mi suggeriscono di fare un segno rosso sul calendario per la giornata di oggi, ma io posso fare di meglio: ci dedico un post.
E’ successo che oggi ero lì in piscina, che me ne nuotavo con tutto il mio solito impegno sovrumano senza ottenere ovviamente i risultati sperati, che improvvisamente il bell’istruttore dagli occhi di cerbiatto ci dice di fare delfino. Fingo il consueto attacco di pipì, chiedo la solita esenzione per fantomatico crampo, presento istanza per cambiare corsia e fare rana come i vicini, ma nulla, acido come una vecchia zitella, il führer-allenatore mi nega ogni speranza e mi intima invece di accelerare.
Ed io mi impegno come non mai, ci metto l’anima, non penso più a nulla, mi scoppiasse il cuore, stavolta delfino mi deve riuscire. Faccio un paio di vasche impegnate, ma lui (che provi a negare) non mi guarda. Al che lo imploro di dirmi che sono stata un po’ brava. Anche mentendo, sì.
Mi guarda, io parto, e dopo 5 metri… azz! l’acqua negli occhialini! Fastidio, mi fermo e lui mi sfotte: “bravissima!”. Antipatico
Riparto, faccio quel che riesco, ormai la vasca è compromessa, proviamo con la prossima. Riparto, dunque, carica seppur stremata, concentrata a gettare le braccia nella direzione giusta, arrivo in fondo alla vasca e lì accade il miracolo.
Nella confusione non rammento nemmeno bene le parole, sento qualcosa come “bene le braccia”, o forse “brava”, o forse “era ora”, o forse ancora “hai da accendere?”, non lo so, davvero, non ricordo, ma vedo il gesto, ed è un chiaro pollice su
.
Lì per lì penso pure che mi prenda in giro, ma lui calca la mano: “no, non scherzo”, dice (ho testimoni, eh).
Ostento indifferenza, mantengo l'aplomb, accenno un sorriso, ma il delfino che c’è in me, intanto, gongola come non mai.
NdA: Ale, se mi leggi non prendertela, sai che mi piace giocare... non mi leggi però neh?
E cmq [leccata mode on] ci tengo a sottolineare che sei l'istruttore più bravo del mondo, eh. Sissì. [leccata mode off]
Perché questo blog?
Di tanto in tanto me lo chiedo, e mi viene il dubbio se scrivere ancora o no. Il blog a volte è un impegno e me ne sono resa conto la settimana scorsa, quando volente o nolente sono stata senza computer (ok, ce l’avevo in ufficio, ma lì devo dedicarmi ad altro, in teoria). Non potevo scrivere nulla, ma mi sentivo “giustificata” dal fatto che ero senza pc. Ma ora è tornato e quindi subito lì a pensare che cosa scrivere, avevo anche una mezza idea per un post divertente per raccontare le tecniche di sopravvivenza messe in atto la settimana scorsa per tamponare le crisi di astinenza. Magari un’altra volta, al momento non sono in vena. E allora, dicevo, perché questo blog? Mah, forse perché senza ne avverto la mancanza, forse perché mi fa sentire parte di una comunità (eh, come faccio sennò ad andare alle cene di blogger
?), forse perché è una cosa che ho iniziato e che non mi va di piantare lì, e vedere l’archivio che si arricchisce mi piace, forse perché mi fa compagnia, forse perché mi ha dato delle soddisfazioni ed è pur sempre uno stimolo a fare meglio (a proposito, i lettori dal feed sono raddoppiati ultimamente, grazie infinite –inchino-), o forse semplicemente perché mi va, punto.
Certo però, caro lettore, che ogni tanto ti trovi davanti a questi dubbi esistenziali ricorrenti nella sottoscritta (e dirai eccheppalle), ricordati che questo blog è solo un diario, racconto le mie cose ma mica posso dirti proprio tutto tutto, e poi non ti darò mai delle risposte, piuttosto facile che ti faccia delle domande… insomma, lettore, sappilo, qui non troverai niente che ti cambierà la vita, però potrai sempre trastullarti un po’. E quindi? Niente, semplicemente volevo dirti bentrovato. 
Inizia qui oggi, proprio su questo blog che avete il privilegio di leggere, una delle rubriche più innovative che vi siate mai sognati di trovare in un blog: si intitola “il referrer che non ti aspetti”. Lo so, spaccherò la blogosfera in quattro con questa idea, balzerò ai primissimi posti della classifica che non c’è, tutti mi linkeranno* per la mia sfavillante iniziativa… non so se reggerò a tanto clamore, ma ci si prova… ok, basta stronzate, ma restate qui, please.
Spiego brevemente per chi il pc lo usa solo per guardare le previsioni meteo e scaricare la posta (i geek possono passare al paragrafo successivo grazie): noi blogger siamo infimi dentro, sappiatelo, e vi spiamo. Sappiamo quando e da dove ci leggete, non possiamo spiegarvi come (son segreti che si tramandano di blogger in blogger attraverso segretissime cerimonie di sangue), ma vi spiamo, che volete farci, ci divertiamo così. E una delle cose che ci fa maggiormente sganasciare dalle risate sono le parole o le frasi che inserite nei motori di ricerca per arrivare fino a noi. Le chiamiamo Keywords, o Referrer. E così ogni tanto per far divertire il gentile pubblico, decidiamo di condividerle con i lettori. Ne nascono post come questo, godetevelo.
Dicevo, dunque: “il referrer che non ti aspetti”. In questo ultimo mese qualche ignaro lettore è giunto fino a me digitando le seguenti keywords, che vado ad elencare:

Rido per non piangere. O almeno così si dice in questi casi.
Oggi sono stata convocata dal supermegadirettoregalattico, quello con le poltrone in pelle umana per intenderci, per quella storia della mia fantomatica promozione, che per dirla tutta ormai sono mesi che me la promettono e poi rimandano, posticipano, tergiversano.
E salta fuori che non se ne fa più niente. Perché? Non perché io non valga, no. Perché il tizio a cui dovrei fare le scarp… ehm… che dovrei sostituire non vuol sentir ragioni di lasciare il suo posto (leggi: perché lì sta troppo bene e si fa i suoi porci comodi). E si aggiunga che nessuno lo vuole come collaboratore. E si aggiunga che la mia attuale capa non vuole lasciarmi andare via.
Mi sono un po’ incazzata ma neanche tanto. Con una diplomazia che mi autoinvidio ho risposto che a perderci sono loro e che se non avranno i risultati che si aspettano del tizio sopradescritto che siano quantomeno consapevoli che stanno pagando le loro scelte.
(Non so se mi sono spiegata, per chi non ha seguito tutta la storia forse sto post risulterà un tantino incomprensibile, ma io volevo sfogarmi e dove lo faccio se non qui? Andrò mica a pagare uno psicoterapeuta…)
Sono delusa, dalle aspettative disilluse che hanno alimentato in me (se stavate scherzando, almeno potevate farmi un cenno…
) e soprattutto dall’egoismo di alcune persone che mi circondano, che hanno fatto di tutto per ostacolarmi, anche con calunnie e raggiri.
Ma sono orgogliosa di me stessa per la mia reazione controllata e matura.
Mi sono concessa due lacrimucce soltanto stasera, dopo aver chiuso la telefonata con mia mamma.
Ora si guarda avanti, come ho sempre fatto finora davanti alle difficoltà, da ovunque provenissero.
Io ne esco pulita, e questo seppure non paghi, per ora mi basta.
Una Geek Girl è una donna appassionata di internet, tecnologia e nuovi media.
E io (si metta a verbale) ho un Blog, ho un Tumblr, uso il FeedReader, ho un account su FB, uno su Flickr, uno su Youtube, uno su Paypal, uno su Delicious, uno su Last.Fm… uso Skype, Gtalk, Msn, Twitter, conosco BlogBabel, Technorati, Google Adsense, ShinyStat… E da sabato c’ho pure le moo.minicard nuove di zecca.
Non vi basta? E allora beccatevi questo:… c’ho il forno programmabile (e lo programmo), 9 volte su 10 utilizzo la funzione di avvio ritardato della lavatrice e, sìssì, preferisco di gran lunga configurare un router che mettermi a stirare! Se non sono geek io… 
Che dite sono promossa? Spero proprio di sì, anche perché venerdì avrò l’onore di partecipare a questa esclusivissima cena/evento che si terrà a Milano. E per me è proprio un’emozione: insomma, un po’ il mio ballo delle debuttanti! 
Ehm… ora scappo… devo iscrivermi a LinkedIn, prima che qualcuno scopra che lì non ho ancora un profilo!!!
Ma guarda un po’ te che roba. Ridendo e scherzando è passato un anno da quel giorno in cui ho preso l’insana decisione di mettermi a scrivere così, alla mercé di tutti.
Dodici mesi e sono ancora qui.
Va beh, orsù, ora non prendetela come una minaccia però.
Io l’avevo già detto, tempo fa, ma nessuno mi aveva ascoltata: non ho il pollice verde.
Ho ammazzato più piante io che un’invasione di cavallette e con questo post vorrei dedicare un minuto di silenzio a tutte quelle povere malcapitate che hanno avuto la sfortuna di essere entrate in casa mia.
Ricordo con affetto un Anthurium rosso, indifesa vittima di svariate aggressioni feline, uno Spathifilium morto di stenti, svariati ciclamini e primule durati meno di un mese, una Zantedeschia gialla, infarto fulminate, e una piantina di cui non ricordo il nome, con dei minuscoli fiorellini lilla davvero bellissimi. Che si è seccata dopo poche settimane.
Ma io non demordo, no.
E così continuo a comprare piante (principalmente all’Ikea, ecco, per dire…) e così, in questo momento, in attesa di andare incontro al loro atroce quanto inevitabile destino, ci sono loro:
(per chi mi legge dal feed: qui c'è una foto che sui feed reader non si vede, eh)
Miro e Antonella, le più longeve: quasi un anno di età! Stanno sempre assieme, ed il loro segreto pare essere proprio questo; Clara, che ha passato brutti momenti, ma ora pare essersi timidamente ripresa. Attende la primavera per decidere che cosa fare del suo futuro; Vera IV: discendente di una fiera dinastia di Aloe Vera, anch’essa resiste stoicamente alle mie cure da ben 5 mesi; Ignazio: l’ultimo arrivato ma, temo, il primo che se ne andrà (è in rianimazione ormai); Geppo: una piantina grassa in realtà composta da 4 piccole piantine. Una delle 4 se n’è già andata, come risucchiata dalle altre 3. Ma ora una seconda sta per sortire la stessa ingrata fine…
Sarà suggestione, ma ormai, alla mia entrata in un qualsiasi vivaio dei dintorni, mi pare quasi di sentire un leggero, appena percettibile vociare che ripete quasi in coro “non scegliere me, non scegliere me, non scegliere me…” ed il mondo vegetale che inizia a tremare…